L'app Immuni non ci salverà, ma installiamola lo stesso

6' di lettura 22/04/2020 - Una strategia di contrasto della pandemia di COVID-19 si avvale di vari strumenti: lavarsi le mani con il sapone per almeno 20 secondi, non toccarsi il viso, uscire con la mascherina ben posizionata e mantenersi a 1-2 metri di distanza da altre persone in pubblico. Un ulteriore strumento è facilitare il tracciamento dei contatti (contact tracing) di chi è contagiato, attraverso un'app installata sullo smartphone.

In Italia questa app si chiama Immuni ed è stata commissionata dal governo italiano a una società, Bending spoons, che la sta sviluppando. Non sappiamo ancora i dettagli su come funzionerà e su quando sarà disponibile esattamente, ma la speranza è che darà un contributo essenziale a evitare un nuovo aumento di contagi, costringendo le autorità sanitarie a consigliare una limitazione delle libertà personali.
La tecnologia non ci salverà
La tecnologia, da sola, non ci salverà e il buon senso ci suggerisce di non farci troppe aspettative sui risultati che l'app Immuni potrà conseguire, in termini di limitazione del contagio. I motivi sono vari:
  • Adozione da parte del 60% dei cittadini: perché l'app generi un effetto reale, è necessario che venga installata e adottata almeno dal 60% dei cittadini. Purtroppo è molto improbabile che ciò avvenga nel breve termine e forse anche nel medio termine. La penetrazione di internet mobile nella popolazione over 65, che ne avrebbe il maggior beneficio in termini di riduzione del rischio di ospedalizzazione, in Italia è molto più bassa della media europea;
  • Limiti tecnici dell'app: al momento attuale, tutte le app di tracciamento dei contatti, per funzionare, devono essere attive e il telefono deve avere sempre il bluetooth attivo. Se stai usando un'altra app o il bluetooth è disattivato, l'app non registra i contatti vicini. Google e Apple aggiorneranno i loro sistemi operativi, Android e iOS, con una nuova versione che ovvierà a questo problema, per le app sviluppate contro il COVID-19. Purtroppo però tale aggiornamento sarà attivo soltanto sui telefoni di ultima generazione, che hanno come sistema operativo Android 6.0 (o superiore) o iOS 13: una larga fetta dei telefoni in circolazione in Italia, ma non la maggioranza. Gli aggiornamenti per i telefoni Android dipendono dal fabbricante e avvengono nel corso di mesi dal momento in cui Google aggiorna il sistema operativo, ragion per cui ci vorrà tempo perché tale tecnologia venga adottata dagli utenti.
Dubbi da risolvere
Il Governo non ha ancora chiarito alcuni parametri su cui l'app si deve fondare e tali parametri sono fondamentali per capire se il sistema avrà più o meno probabilità di successo. Una variabile chiave è la gestione dei dati: centralizzata o decentralizzata? In ognuno dei due casi ci sono punti interrogativi di difficile risoluzione:
  • Gestione decentralizzata: le app che useranno l'aggiornamento dei sistemi operativi, promesso da Google e Apple per l'inizio di maggio, dovranno essere anonime e non permetteranno la raccolta dei dati da parte dei governi e dei sistemi sanitari. Quando un utente dichiara all'app di essere stato contagiato, i telefoni di chi si è trovato nelle vicinanze, nella settimana precedente, riceveranno una notifica e inviteranno l'utente a contattare il servizio sanitario per informazioni. Questo sistema automatico garantisce la privacy dell'utente ma è sconsigliato dalle autorità sanitarie, perché la notifica avviene in automatico e non da parte di un'operatore che può fornire le informazioni necessarie. Il cittadino, che ha ricevuto la notifica, ha la responsabilità di contattare le autorità, ma non certo l'obbligo;
  • Gestione centralizzata: l'app di Singapore TraceTogether, richiede da parte dell'utente di inserire il proprio numero di telefono. Se il cittadino viene in contatto con un contagiato, un'operatore lo chiama per gestire la procedura per il tampone e l'isolamento domiciliare. Il governo ha quindi i numeri di telefono di tutti gli utenti, associati agli spostamenti e alle persone con cui è venuto in prossimità. A Singapore solo il 16% dei cittadini ha installato l'app e in questi giorni Singapore sta subendo una nuova ondata di contagi, a dimostrazione che la tecnologia è una componente della strategia, non la soluzione. I dati centralizzati potrebbero poi essere abusati dai governi o essere rubati da terzi. La storia ci insegna che tutto ciò non solo è possibile, ma è già successo in altre occasioni.
Non è chiaro in base a quali parametri spazio temporali gli utenti verranno considerati in prossimità di un altro utente. A quanti metri di distanza e per quanto tempo di vicinanza? Definire questi parametri in un modo o in un altro può far aumentare notevolmente il caso di falsi positivi.
Incentivi e disincentivi all'adozione
Il Presidente del Consiglio ha confermato che l'app sarà proposta dal Governo e la sua installazione sarà su base volontaria, senza alcun obbligo da parte dei cittadini di usarla, se non per senso civico per frenare la diffusione del virus. Al di là delle buone intenzioni, il sistema, così come è concepito, si presta a non incentivare l'utente ad adottare l'app:
  • Falsi positivi: la libertà di movimento dei cittadini, con mascherina e distanziamento fisico, aumenterà i contatti, ma non necessariamente il rischio di contagio. Chi dipende dal proprio lavoro per mantenere la propria famiglia e non ha diritto a contributi di sostegno in caso di malattia, si guarderà bene dal rischiare di essere fermato e posto in isolamento domiciliare per 14 giorni, in caso di notifica di potenziale contagio, senza poter lavorare, e non userà l'app;
  • Abuso dell'app: se i dati dell'utente restassero anonimi, nessuno vieta un abuso della piattaforma. Uno studente potrebbe dichiarare di essere stato contagiato e far tornare a casa tutti i compagni di scuola per 14 giorni, una volta che le lezioni in presenza saranno riprese. Un performer potrebbe divertirsi a girare per la città, avvicinandosi a più persone possibili, per poi dichiare di essere stato contagiato e mandare in quarantena tutti quelli che ha incontrato.
  • Privacy degli utenti: se i dati non fossero anonimi, l'utente dovrebbe barattare una temporanea limitazione della propria privacy (per quanto tempo?) in cambio di una gestione della pandemia con meno limitazioni delle libertà personali. Per alcuni utenti questo scambio è vantaggioso, per altri più attenti alla propria privacy no. L'adozione è comunque su base volontaria, quindi chi teme per la propria privacy potrà tranquillamente evitare di installarla e usarla. Il rischio è di non raggiungere il 60% di penetrazione che rende tutta l'operazione utile.
In definitiva non ci sono garanzie che l'app riesca veramente a raggiungere gli obiettivi di cui è oggi caricata da chi la propone e da chi si è stancato di stare a casa. Un cittadino responsabile è chiamato a dare il proprio contributo nel ridurre il numero di contagi. Installare Immuni può rappresentare un gesto di buona volontà, con la speranza che il governo chiarisca i dubbi sull'efficacia e sulla gestione dei dati.





Questo è un articolo pubblicato il 22-04-2020 alle 09:16 sul giornale del 23 aprile 2020 - 237 letture

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